Chi sono gli Atlantida Project

Questo articolo arriverà in ritardo, in ritardo mostruoso: ritardo dovuto al fatto che i protagonisti dell’articolo sono stati il primo gruppo in assoluto ad avermi lasciato da solo davanti al baratro. Di nuovo.

Sono entrati nella mia esistenza come un uragano di meraviglie: ed in quel primissimo istante – l’istante della frenesia, quello che ci prende ogni volta che scopriamo qualcosa di straordinario, quando vorremmo sapere tutto quello che al mondo è stato detto e scritto a proposito e muoriamo dalla voglia di diventare parte degli sviluppi successivi della materia – in quello stesso istante sono venuto a sapere che la cantante era morta di cancro nemmeno un mese prima. Ed ho sentito addosso una colpa smisurata per non essere arrivato in tempo: come se avessi mancato un appuntamento importante, con una persona che non poteva permettersi di aspettarmi un attimo di più.

La virilità è una puttanata grande come il mare in tempesta: è un concetto inventato dagli uomini che hanno tanta paura di amare il pene – per questo ora dirò esattamente quello che è successo e com’è che, da quasi sette mesi, non si parla più di niente su Let It Blin.

Il fatto è che, senza nemmeno farlo apposta, avevo cominciato a scrivere questo articolo proprio nel giorno in cui 38 anni fa nasceva Aleksandra Sokolova, la cantante. Mi è venuto un groppo alla gola intollerabile. Ho spento il computer e ho pianto, e non ho più avuto il coraggio di scrivere oltre.

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La tomba di Aleksandra Sokolova nel cimitero di Komarovo, villaggio della regione di San Pietroburgo. Foto: Ljon Khazeeva, pagina ufficiale degli Atlantida Project su Vkontakte.

Di chi stiamo parlando

Gli Atlantida Project, per me, non hanno mai smesso di scrivere musica. O meglio, hanno smesso ma esistono ancora. E invece non è così proprio per un cazzo. Ma lasciamo perdere questo aspetto e visualizziamo loro.

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Autrice: Aleksandra Sokolova, 2014. Dal momento della diagnosi, la cantante aveva cominciato a raffigurarsi nei suoi disegni come una volpe blu, la stessa che ora riposa sulla sua tomba: qui esprimeva il suo allontanarsi da tutti coloro che cercavano di spingerla ad inutili cure alternative alla medicina. Fonte: pagina ufficiale degli Atlantida Project su Vkontakte.

E’ più facile immaginare gli Atlantida Project in un bosco a cantare per il fuoco tenendosi per mano; oppure in un tempio sulla sommità di una vetta del Nepal, in silenzio, a celebrare la grandezza dell’universo; o sulle sponde di un torrente, a chilometri e chilometri da qualunque traccia di presenza umana, a ringraziare la Madre Terra. Invece le strade dei tre membri di questo gruppo si sono incrociate a San Pietroburgo.

Immaginate tre anime luminose: questi sono Aleksandra Sokolova, la cantante, Serghej Zjazin, il chitarrista, e Kirill Solovjov, il percussionista. Ed in questi tre ruoli non si esaurisce nemmeno lontanamente quello che mettono effettivamente nella loro musica.

Che cosa producono

La musica degli Atlantida Project io non son sicuro di riuscire a descriverla: ammettere i propri limiti è senza dubbio un punto di partenza. Mi piacerebbe dire che la loro musica è una melodia che profuma di India e Medio Oriente, cucita perfettamente su di una struttura elettronica e cullata da una voce calda e piena, come il monsone – una voce che vi parla di profezie e di oniriche visioni: un elefante che cammina sulle colline di un’invisibile Indiabalene per metà invisibili fatte di aria e di nuvole, il bagliore d’argento di un faro nel mezzo della tempesta che sommerse Atlantide.

Mi piacerebbe che questo fosse abbastanza ma non lo è per nulla: per capire di cosa stia parlando serve ascoltare la musica viva.

Non basta descrivere perchè – (per ora) fidatevi di quello che vi dico anche se vi sembra fuori dal mondo – bisogna percepire con tutti i sensi: facendo questo con gli Atlantida Project si viene travolti da un oceano intero di sensazioni – oceano che nel mondo di questo gruppo è percorso da correnti tutte diverse. Per questo motivo si rimane spiazzati quando li si ascolta: si sente il bisogno di un rave che duri fino al mattino, ma al contempo si sente l’eco primordiale della vita stessa, mentre si viene colti dall’impellente necessità di sedersi sul primo volo per Delhi; il tutto sentendosi quasi viaggiatori del tempo.

Onestamente non comprendo fino infondo chi sperpera denari al vento quando per farsi i trip basta l’atmosfera giusta e della musica di qualità. Forse tutto questo suonerà molto ingenuo, e forse lo è proprio, dato che a dirlo è  un uomo semplice, che per raggiungere un già soffisfacente grado di alterazione altro non deve fare se non bersi un caffè di troppo. * **

* o assumere una dose in più di zucchero

**o farsi un narghilè più pesante del normale

Perchè ascoltarli

Di solito mi dilungo come un assassino su qualunque cosa io scriva: mi prendono raptus che mi tirano per la camicia e non mi lasciano in pace finchè non faccio come vogliono loro – e questo è un fastidio quantomai ingombrante.

Questa volta invece no. Non credo che ci sia qualcosa – più di quello che è già stato detto – che io possa dire per farvi venire la curiosità di approfondire la musica degli Atlantida Project: è un vortice in cui si viene trascinati, un viaggio che vi ritrovate a intraprendere senza che nessuno vi abbia davvero chiesto se foste d’accordo.

Io sono partito ascoltando il ritornello di Iordan, il mio personale uragano: pezzo (di una serie) in cui hanno collaborato con Noize MC, padre della canzone e già citato benefattore che a suo tempo mi fece conoscere Raskar.

Non serve davvero niente di più: non vi resta altro che schiacciare play.

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