Chi sono i Мальбэк (Malbek)

Non intendo sovvertire l’ordine normale delle cose, ma per darvi un assaggio dell’argomento debbo mettere in discussione un pilastro della viabilità mondiale: sarà anche vero che, da che mondo è mondo, tutte le strade hanno sempre portato a Roma; però è pure vero che da Kaliningrad a Vladivostok tutte le strade portano ai Malbek. O almeno, a me è parso così. E tra l’altro questa è una definizione che si può applicare a una serie di altri soggetti, ma saremo mica qui a fare le pulci a tutto quello che dico io, e che diamine.

Di chi stiamo parlando

Stiamo parlando effettivamente di tre ragazzi – già quasi non più ragazzi in realtà, mannaggia a loro: all’interno del gruppo due persone hanno la mia stessa età e un’altra persona un anno meno. Dio, la vecchiaia intrinseca che si percepisce in questi momenti: quando si scopre che la voce maschile, Roman Varnin, prima di fare musica faceva regia e montaggio di videoclip di altri artisti assieme al secondo masculo del gruppo, Aleksandr Pjanykh; e non si nasconde nemmeno lo sconforto quando si scopre che Sjuzanna Abdulla aveva già fatto X-Factor prima di unirsi al complesso. Sono questi i momenti in cui me paro Mariottide.

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Da sinistra: Sjuzanna Abdulla, Roman Varnin, Aleksandr Pjanykh

Ma mi pare sia giunto il momento di spiegare cosa intendessi poco fa’ con la frase “tutte le strade portano ai Malbek”. Ah, Akatuy, mai visto tanto mistero in una persona sola (semicit.).

Tutti avranno presente la shazammata del destino: quando inaspettatamente parte quella canzone che si capisce già di amare, e ci si ritrova coi polmoni a tracolla nel tentativo di sfoderare il telefono e shazammare anche l’anima de li mortacci. Sono certo che tutti in sala abbiano capito lo stato d’animo di cui sto parlando.

Ecco, la prima volta io i Malbek li ho persi così: perdendo la corsa contro il tempo, non riuscendo a sguainare telefono e applicazione con prontezza. In realtà ora ho imparato la mia lezione e, mangiando tutte le mattine pane e moschettieri, ho sviluppato una certa maestria nell’impugnare destramente il cellulare. Il punto però non è questo, per Diana! Il punto è che i Malbek non si possono perdere; e anche se li si perde, tempo qualche giorno li si ritrova.  Non perchè le radio e le televisioni li spammino 24/7 (anzi, non direi proprio che siano mai stati gli idoli del momento), ma perchè è il fato che lo vuole.

Per esempio li potreste perdere in discoteca perchè, mentre stavate ballando con una ragazza bellissima e dio solo sa quanto fosse sexy mentre ballava, a tradimento hanno piazzato quella canzone di cui si parlava prima, quella della shazammata del destino: e non serve nemmeno dirlo che hanno cominciato a tremarvi le ginocchia, perchè se i calcoli non ci ingannano sexy × sexy = sexy².

E ora ditemi se questa non è la canzone più sexy di questo mondo e calatevi un attimo nella situazione sopra descritta:

Facendola breve, una settimana più tardi la stessa canzone la sentirete in un taxi. Vi consiglio caldamente la dieta cui accennavo prima a base di pane e spadaccini francesi, maneggerete il telefono che è una meraviglia.

Che cosa producono

Sarò breve: i Malbek fanno musica commerciale. E’ tuttavia quantomai evidente che esista musica commerciale più che degna e musica commerciale più che merdacea: vorremo mica mettere sullo stesso piano i Beatles e Lil Pump? Io lo escludo.

Pertanto se state cercando del pop mezzo elettronico, poco impegnativo, sempre in evoluzione e totalmente godibile, non andate oltre: in generale quello che trovate nella musica dei Malbek sono melodie calme, anche quando il ritmo aumenta un po’. Per esempio:

Porco mondo, con questo video mi fanno concretamente venir voglia di bloccare il traffico di Mosca e correre per le strade in mutande.

Perchè ascoltarli

Quando penso agli artisti russi che conosco in questo momento storico della mia vita mi viene sempre da dividerli in due macrocategorie: i gruppi che avrei potuto scoprire dall’Italia (ad esempio le t.A.T.u. o le Pussy Riot, o anche Filipp Kirkorov: quelli che potrebbe conoscere un po’ chiunque) e i gruppi che avrei potuto scoprire solo in Russia.

Potrei tirare in ballo gruppi a badilate per quanto riguarda questa seconda categoria: ciononostante non lo farò perchè innanzitutto che palle e in secondo luogo perderemmo di vista l’obiettivo. Io sono sinceramente convinto che i Malbek dall’Italia non siano rintracciabili nemmeno piangendo in latino: non fanno canzoni in inglese, non sono spinti da una casa discografica particolarmente potente. Eppure è così un peccato perdere questo pop così piacevole, così ben confezionato… E la voce di quella donna che per Dio, guardatevi la sua audizione di X-Factor.

Ho ascoltato questo gruppo fino alla nausea (no, non è vero, non riescono ancora a stancarmi) e ho incollato alla loro musica dei ricordi per me inestimabili: è solo giusto che, anche solo con questo articolo dal peso insignificante, chi parla l’italiano possa conoscere un po’ più da vicino questo gioiellino commerciale che merita un posticino nelle playlist di tutti quanti.

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