Chi sono i Кино (Kino)

Scommetto di riuscire a far partire per un viaggio chiunque dicendo solo una parola ed un numero: anni ’80. Chi li ha vissuti, gli anni ’80, sta già rivivendo i suoi ricordi e lo ribeccheremo se tutto va bene alla fine dell’articolo (ciao, persona vissuta negli anni ’80: buon viaggio giù per il viale della memoria); chi è nato poco dopo gli anni ’80 ha un immaginario ben preciso fatto di strascichi della moda del decennio precedente (nello specifico: i papà con le proverbiali tute fluorescenti e le mamme con le spalline da Megazord); chi invece gli anni ’80 non li ha visti da vicino nemmeno dipinti può ringraziare il movimento hipster per il revival proposto circa ovunque in contemporanea con me che scrivo questo articolo. Sono quindi abbastanza sicuro che siamo tutti a bordo.

Ognuno di voi ha qualcosa in testa quando dico anni ’80: per la precisione, ora che l’ho ripetuto già sei volte da quando ho cominciato a scrivere, qualunque cosa voi abbiate collegato a questo periodo storico ora vi sta bussando con maleducazione sul cranio. Eccellente: prendete tutto questo e piazzatelo così com’è a Leningrado (ovvero: San Pietroburgo in epoca sovietica). Funziona ancora tutto? No?

… Uomini in mare, Capitano! Uomini in mare!

Di chi stiamo parlando

Ci terrei a precisare che, a questo giro, non stiamo parlando di farneticamenti miei. Certamente mi rendo conto che, uno di questi giorni, riceverò minacce di morte a furia di scrivere a quella maniera qua; ciononostante, per mezza volta parlerò della realtà dei fatti. Parola di lupetto.

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I Kino. Da sinistra: Igor Tikhomirov, Viktor Tsoj, un intruso, Georgij Gurjanov, Jurij Kasparjan

I Kino sono stati per la Russia quel gruppo che ha influenzato (e tutt’oggi continua a influenzare) generazioni intere: hanno lasciato un segno talmente indelebile e hanno toccato così profondamente i russi che, nonostante siano passati ormai quasi 30 anni dalla morte del cantante Viktor Tsoj (managgia all’alfabeto latino, traslitteratelo un po’ come ve la sentite: Coj, Tsoy, Tsoi…), vi sfido a trovare una persona – di qualunque età – che non sappia almeno una canzone di questo gruppo.

Perchè voi lo sappiate, nessuno dice “Riposa in pace, Tsoj” ma “Цой жив”, Tsoj zhiv, ovvero Tsoj è vivo.

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Il muro di Tsoj, ad uno degli incroci dell’Arbat a Mosca. Tra i graffiti: “Chi è morto ma non viene dimenticato, è immortale: Vitja (=Viktor), noi ti ricordiamo”

Vi ho visti cadere dalla nave poco fa’: stavate cercando di trasferire in blocco Duran Duran, Milano da bere e fruttuosi BOT & CCT direttamente a Leningrado. Adesso scommetto di riuscire a recuperarvi dalle acque in tempesta e farvi esplodere le cervella in un sol colpo dicendovi: gli anni ’80 hanno partorito in Unione Sovietica esattamente quello che hanno partorito in occidente. Boom.

Che cosa producono

Circostanzierò l’affermazione fatta poc’anzi prima di essere dilaniato dai fondamentalisti della materia. Non voglio dire che in quel periodo la scena musicale sovietica abbia prodotto proprio tutto tutto quello di cui abbiamo goduto qui ad ovest; ma se dovessi citare due esempi omologhi io direi che tirerei in ballo:

  • Alla Pugačëva, versione sovietica di Madonna (oppure versione originale di Madonna, Alla Pugačëva statunitense);

 

  • I Kino, che possono benissimo costituire la versione sovietica dei The Smiths o dei Joy Division. Credo che potremo ammetterlo all’unanimità.

La (pur soggettiva) descrizione che ho or ora fornito può già dare un’idea della musica in questione. Se cercate su Wikipedia tuttavia vi verrà fuori che i Kino sono stati esponenti della qualunque, pertanto qui la faremo semplice: i Kino facevano rock malinconico. Con le dovute eccezioni, è ovvio: principalmente cionondimeno le loro canzoni non sono complesse, nè nella musica nè nei testi, e sono cantate da una voce bassa e non particolarmente virtuosa. Molto probabilmente è stato proprio questo a permettere al gruppo di diventare quello che sono diventati: il fare della musica vicina alle persone, arrivando dritti al punto. Ed è una cosa a mio parere molto evidente e tangibile: li si ascolta e si percepisce un contatto. Provare per credere.

DISCLAIMER: quello che trovate di seguito non è un videoclip ufficiale, ma sequenze prese da un film in cui ha recitato Tsoj (Игла, Iglà, L’ago, 1988). Non siate affrettati nel giudicare.

Perchè ascoltarli

Quando si viaggia e si vuole visitare una città ci si ritrova in una serie di posti in cui non c’è nemmeno l’ombra lontana di un autoctono: la cima del grattacielo più alto, la cattedrale più bella, il miglior ristorante di cibo locale. Ogni volta ci si guarda attorno ed il dubbio canaglia si insinua mentre il cervello sentenzia: “Caro il mio coglionazzo…! Sei in una trappola per turisti. Questo non è assolutamente il modo in cui le persone vivono in questa città”.

La stessa sensazione la si può provare anche cercando di avvicinarsi ad una cultura lontana: è sempre in agguato il rischio di fare la figura del turista con una percezione totalmente sbagliata di quello che ha davanti.

Ascoltare i Kino invece significa camminare per la strade di una città straniera e per caso fare la conoscenza di un passante, che passerà la giornata con voi facendovi vedere tutti i luoghi della città nascosti agli occhi dei turisti: vi rivelerà gli scorci a cui nessuno fa caso, vi farà provare il suo street food preferito, vi muoverete per la città usando tutte le scorciatoie e la sera, per non tagliarvi fuori da impegni che aveva già preso, vi inviterà a bere una birra con i suoi amici nel pub dove si ritrovano da una vita.

Tutto questo avrei potuto dirlo molto più in breve ma forse sono ancora in tempo per farlo: ascoltate i Kino, lasciate che vi parlino e vi spieghino un popolo intero.

 

 

PS: proprio mentre pensavi di tornare dal tuo viaggio giù per il viale della memoria, persona che è vissuta negli anni ’80, con un amichevole calcio rotante ti rispedisco indietro per un altro viaggio: ascolta questo album, ringraziami dopo.

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