Chi è DJ Blyatman

Solo una settimana fa parlavo della tamarrìa, che ti prende e ti porta su navi per mari che tu lo sai, no, no, non esistono più: se ne discuteva nella fattispecie a proposito dei Russian Village Boys (di cui ho parlato qui). Oggi il tema ritorna prepotentemente, ancora più che prima, in quanto l’artista in questione ha un’aura potentissima (per la precisione, come ci insegna un popolare meme, oltre 9000) alimentata dalla vera risposta della Russia alla musica elettronica: l’hardbass.

Prima di addentrarci nell’oggetto di analisi, tuttavia, cominceremo con il discolparci: ho idea di cosa io stia parlando solo fino ad un certo punto. A brevissimo darò conto di che cosa io intenda con questa frase, definendo i limiti della mia conoscenza e della mia documentazione. Garantisco la non criticità della situazione e garantisco altresì la sicurezza degli utenti che proseguono oltre questo punto.

Di chi stiamo parlando

Procederemo con ordine, pertanto: stiamo parlando di un uomo; slovacco; DJ per professione; che non da molto ha visto la luce della verità e ha deciso di dedicare la sua produzione musicale all’hardbass – e per questo motivo non ringrazieremo mai a sufficienza l’entità divina che gli ha indicato la via. E con questo abbiamo già sistemato la questione dei limiti di cui si parlava sopra.

Per cancellare quell’espressione di WTF che percepisco sui vostri volti vi dirò che effettivamente il limite del caso di studio odierno è che per diana non esistono altre informazioni su quest’uomo. Non esistono, si può piangere in latino ma questo non vi fornirà un identikit certo dell’artista. Per farvi capire, questo è il suo instagram: zero vita personale, zero foto di sè, il vuoto siderale. A proposito, questo è il momento in cui vi dico che non garantisco nemmeno che il proprietario della faccia sulla copertina dell’articolo sia lui al 100%. Noi, dal canto nostro, ci si accontenta di quello che si ha: del resto non ho un blog di critica musicale e posso permettermi di fare il marcione e avere diverse lacune di informazioni. Tiè.

Tornando a noi, non mi dilungherò troppo sul primo incontro tra me e questo luminare della slavità: il fortunato caso si verificò su youtube quando, esplorando il già citato canale di Life of Boris (che vi linko sempre perchè ritengo sia uno dei canali più validi che siano stati creati) incappai in questo:

E capii subito con chi avessi a che fare. Spero che anche per voi questo video sia rivelatorio almeno quanto lo sia stato per me. Godetevi questo capolavoro le cui parole definirei ineffabili:

“My mama says it’s just a phase when i fill my days with mayonez… But no”

Che cosa produce

Eccellente, ora definiamo cosa sia l’hardbass per quelli che non hanno ancora schiacciato play sul video di cui sopra (anche se, lasciatevelo dire, il vostro comportamento è deprecabile e la vostra decisione discutibile). Devo ammetterlo: non aspettavo altro che il giusto pretesto per poter parlare di questo tema così caro a tutte le Russie – perchè sì, paese slavo che vai, hardbass che trovi.

Immaginate che la divinità dei tempi vi consegni il purissimo distillato della dance anni ’90, in forma liquida, in una bellissima fiala di cristallo. Scaturisce dalla fiala, versandone il contenuto in un calderone, l’essenza più limpida di quel genere musicale: una brutta base dance, quadrata, tutta uguale, perfetta sotto qualunque melodia. Siete ancora lontanissimi dall’intruglio magico che desiderate: vi manca ancora da aggiungere dei bassi da far detonare anche le oliere da tavola. Fatto? Fatto. Adesso immaginate di suonare la marimba più cupa dell’intera cristianità, la marimba dell’aldilà, la marimba del giorno del giudizio. Campionatela e buttatela nel maleficio che state preparando. Quando il tutto si sarà amalgamato in una struttura molecolarmente compatta, avrete confezionato un perfetto sortilegio da usare con consapevolezza: avete tra le mani un hardbass potente e grande.

Per ascoltare dell’hardbass grande, come si sa, non serve una macchina grande ma una grande macchina: ci serve uno scenario in cui creare un paradosso su ruote. Servirà un’auto vecchia di almeno 15 anni e di produzione slava – tanto per circostanziare diciamo pure che la nostra sarà una Lada Zhiguli degli anni ’80. La nostra autovettura sarà pertanto caratterizzata da un grado più o meno avanzato di decadimento, aspetto fondamentale per garantire un risultato soddisfacente. Su questo formidabile veicolo abbiamo montato un impianto da un miliardo di rubli (al cambio circa 13 milioni di euro): a bordo troviamo infatti 6 subwoofer e 15 amplificatori perimetrali, supporti che se usati al massimo delle prestazioni sono in grado di generare un’onda d’urto misurabile con la scala Mercalli.

 

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Condizione del manto stradale dopo il passaggio di un’autovettura adeguatamente attrezzata. Traccia in riproduzione a bordo della vettura: uamee – Protivogaz

E questo, signore e signori, è ciò di cui ci stiamo occupando: essendo un tale impianto il supporto ottimale per l’ascolto dell’hardbass, i due elementi – la musica ed il veicolo – si sono interconnessi fino ad un punto tale da non poter più essere considerati l’uno senza l’altro.

Perchè ascoltarlo

Avrete ben compreso che il tono di questo articolo è nella maniera più assoluta ironico. Ho avuto già modo di dirlo in un articolo precedente e lo ribadirò ancora:  a me non piace ballare. Quando qualcuno me lo propone o, peggio, me lo impone, significa che ha un motivo per detestarmi e desidera arrecarmi dolore. Si potrà ben immaginare che io non abbia una grande opinione della musica dance in senso assoluto: lo confermo e non lo nasconderò.

Al tempo stesso tuttavia ritengo che sia indispensabile di tanto in tanto non prendersi sul serio, lasciarsi andare e scoprire che, a volte, è divertente anche mangiarsi il cervello con della musica che, con un neologismo più che calzante, definirò merdavigliosa: e buttatevici in pista! E fateveli due zompi! Che se per tutta la vita vi ascoltate musica atonale leggendo le opere complete dei formalisti russi, sono praticamente sicuro non solo che arriverete alla fine con un discreto padellino di rimpianti, ma anche che ci arriverete con le gonadi alle caviglie.

Detto questo, ascoltare DJ Blyatman comporta vari vantaggi tra cui:

  • avere sempre un appoggio quando non si sa che musica mettere per scatenare l’ignoranza alle feste;
  • avere uno strumento audio che fornisce un buon insight sul  piano quotidiano slavo (tamarro): non solo per la possibilità di immedesimarsi in ciò che si ascolta in macchina a finestrini abbassati attraversando la città con Vanja, Kolja e Dima; ma anche perchè ogni titolo è un riferimento a qualcosa di tipicamente slavo (fra gli altri: kompot, succo fatto bollendo la frutta in acqua zuccherata; pierogi, ravioli di origine slavo-occidentale; debil, comune insulto che significa circa “ritardato”)
  • avere uno strumento di propaganda con cui spammare la slavità subliminalmente a chi è infastidito dalla lingua russa (esistono anche questo genere di miscredenti al mondo, accettiamolo): a parte la canzone che ho tradotto qui, raramente DJ Blyatman fa tracce con testi solo in russo – più spesso che altro usa testi in inglese oppure addirittura compone pezzi senza testo, come ad esempio:

A proposito: ogni volta che un occidentale non clicca su un video di hardbass, da qualche parte in Russia una Babushka piange. Io ve l’ho detto, farete voi i conti con la vostra coscienza.

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